Italia 150: il significato delle celebrazioni

Il 17 marzo 1861 la penisola italiana fu ufficialmente unificata sotto la corona dei Savoia dando vita al Regno d’Italia; 150 anni dopo l’Italia festeggia quella che per la prima volta era l’unificazione di un paese fino ad allora diviso, dominato da potenze straniere, guidata da principati con sogni imperiali senza basi logiche. Appariva cosí nel panorama europeo una nuova nazione, che di fatto veniva citata spesso come inesistente. Con la Prussia, che unificó l’area germanica, l’Italia costituiva gli ultimi due terreni europei ancora divisi che trovarono finalmente la la propria identitá; paradossalmente entrambe aree che furono culla di cultura e terre senza nazione, inno e bandiera.

Il Regno d’Italia fino ad allora era il Regno di Piemonte e Sardegna che cercava di allargarsi verso est e il centro strappando terreni all’Austria e allo Stato Pontificio; due potenze conservatrici e ostili che non esitavano ad umiliare, perseguitare e reprimere ogni movimento di dissenso.

L’Italia aveva ancora prima di Camillo Benso Conte Di Cavour i suoieroi nazionali, le sue imprese storiche daricordare come le cinque giornate diMilano, i primi movimenti rivoluzionari come i moti carbonari, poeti e scrittori cheesaltavano quelle gesta e carcavano di fomentareglianimi per la rivolta che verrá.

Quando Cavour decide che il Piemonte é il destinatario dell’unificazione, é mosso anche dadesideri territoriali, nazionalistici e regali. Le sue mire erano sempre orientate verso il resto del nord e centro della penisola, mentre il sud non veniva tanto contemplato. Il Regno delle Due Sicilie, dominato dai borbonici era quanto dipiú retrogrado, stagnante e fuori da tempo e storia l’Europa potesse offrire, accettato dalle potenze europee per la inocuita’. Se alla corte dei Savoia l’unificazione era unanecessitá territoriale, per destino, prestigio e per sedersi alla pari altavolo della diplomazia internazionale; per Garibaldi, Mazzini, etc, era la necessitá per uno stato nuovo cheinglobasse totalmentei territori abitati da popolazioni accomunati dalla lingua italianae con Roma capitale, uno stato repubblicano e federalista.

Quando Cavour accetta che il Piemonte diventi l’architetto dell’unificazione, Garibaldi, l’eroe deidue mondi, guida la spedizione dei Mille e rovescia il debole governo deiBorbone, che come un castello di carte aspettava il primo vento per cadere.

Le potenzeeuropee avevano giá dato il benestare all’unificazione:  ilnuovo stato non rappresentava una minaccia all’equilibrio europeo;  per la Gran Bretagna non alterava equilibri nelMediterraneo, per la Francia la garanzia dei Savoia di non toccare Roma non intralciava le sue relazioni con lo Stato Pontificio. L’Austria era ovviamente ostile cosí come il Vaticano, che erano le potenze contro le quali l’unificazione venivarealizzata e oltre a questo l’armata garibaldina generava piú di unsospetto per le sue idee repubblicane e le sue mire romane.

Ilfamoso incontro a Teano con Re Vittorio Emanuele II spense temporaneamente le mire su Roma, e il famoso “obbedisco”, diede al Piemonte le chiave del Regno  e gettato nello sgomento i sostenitori repubblicani e federalisti. L’unificazione cominciava ad essere  percepita piú come una conquista che unareale unificazione.

L’eroe deidue mondi, e Mazzini, che sono i padri della patria e il motivo per cui oggi celebriamo 150 anni, pensavano giá ad un’Italiamoderna, federale e repubblicana, con Roma capitale. La Repubblica Romana che fu proclamata qualche anno dopocon la rivoluzione, dimostró che le potenze straniere erano sempre dietro l’angolo per interferire e la sua esistenza fu spazzata via dalle truppe francesi, sostenuti dai piemontesi, tradendo il desiderio popolare.

Oggi celebriamo l’Italia di 150 annifa, ma lo si puó fare solo ricordandoquei principi repubblicani che sono alla base del nostro stato, sul sangue versato per unificare il territorio, aggiungendo quelle regioni che compongono l’Italiaodierna, nella quale codividiamo inno, bandiera, lingua e composizione geografica.

Possiamo festeggiare quell’unificazione, ma non possiamo considerarla una festa nazionale come quella della repubblica. L’Italia di allora era una monarchia, con i suoi sognicoloniali e imperialisti chesi manifesteranno con ilcrescente nazionalismo dei primi del novecento e la conquista della Libia. Nonostante questo, l’Italiarepubblicana condivide con quel regno alcuni elementi: la questione meridionale, la ricerca di unruolo internazionale, l’integrazione tra nord e sud. Durante i suoi 150 anni, l’Italia ha vissuto momenti di gloria come la conquista di Roma, la Resistenza, il miracolo economico degli anni60. Ma ha visto anche  miseria e vergogna: due guerre mondiali iniziate a fianco di potenze retrograde per poi voltare  faccia a convenienza, fascimo e leggi razziali, corruzione, malavita organizzata, complotti e stragi di stato, terrorismo e decadenza politica.

Quali sono le ragioni per ricordare ma tenendo un’appropriata posizione realista:

1.       L’Italia di allora era incompleta: senza Roma, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige; gli italiani di queste terre al tempo erano sotto gli austriaci o il papato subendo repressioni e angherie.

2.       L’Italia di alloraera in realtá Piemonte che conquistava il sud, vedendolo come una terra daaggiungere per prestigio territoriale secondo la visione ottocentesca, poi abbandonandolo a se stesso generando la questione meridionale cheGiolitti brillantemente illustrerrá,  e rappresenta un altro punto in comune con quel periodo.

3.       L’Italia di oggi é unarepubblica parlamentare nata con la destituzione della monarchia che perse ognilegittimazione agli occhi degli italiani. L’Italia é nata dalla Resistenza e dall’invasione alleata per liberarci dalfascismo e dalla potenza occupante, la Gernania Nazista alleata dell’Italia di Mussolini, la cui ascesa e entrata in guerra fu condivisa dalla monarchia che oggi ricordiamo.

4.       L’unificazione era in realtá conquista secondo le linee tipichedel territorialismo ottocentesco cheporterá all’imperialismo e alcolonialismo. Umiliazione per glieroi popolari come Garibaldi e Mazzini e per tutti coloro che sognavano un’Italia veramente libera.

5.       Ilsud vene conquistato e mai integrato, dai borbone a i piemontesi, continuando decadenza e arretratezza. Il sistema fatto dicorruzione e connivenza con le organizzazioni locali porterá presto alla fine del banditismo, e ilsud si trasformerá in una roccaforte monarchica e cattolica. La repubblica che nasce nel1946 é la dimostrazione della divisione del paese tra nord e sud. Se il nord infatti era integrato nel circuito europeo, respirando le idee socialiste, la rivoluzione industriale e ilprogresso scientifico, vedendo nelle idee republicane, anarchiche, socialiste un’alternativa alla monarchia, e nel papato la ragione dell’incompiutezza dell’Italia, dell’arretratezza mentale e sociale; il sud sottoi borbone restava invece avvolto nell’ignoranza, arretratezza, lontano dalle nuove idee che circolavano in Europa, la rivoluzione industriale era un miraggio  e l’ agricoltura era ancoracondotta secondo metodi ormai in disuso, schiavo di credenze popolari e cieca obbedienza alla religione. Quando la monarchia dei Savoiasi sostituisce ai Borbone, nonostante l’iniziale banditismo, la chiave di volta era continuare a oliare il sistema in luogo fatto dicaporalato, organizzazioni semi legali e corruzione: il detto “Francia o Spagna purché se magna” trovava nel sud un terreno fertile, ilqualunquismo cheunito ad analfabetismo e ignoranza permetteva ai potenti di manovrare le menti degli italiani con ilricatto, comprando la loro libertá per un pezzo di pane.

Tutt’ora questa “malattia infantile” affligge il nostro paese rendendolo schiavo di unamentalitá provinciale. L’Italia 150 anni dopo é ancora un paese senzaidentita’ internazionale, non perché incapace, ma a causa di una classe politica inesperta, dedita al denaro e corrotta. L’Italianon puó sperare in unruolo internazionale solo per vocazione o destino, deve dimostrare le sue qualitá.

La corruzione dilaga, la politica é dominata da partiti senza identitá, coalizioni senza anima e programmi distinti solo su come sfruttare i privilegi di Stato. La confusione tra gli italiani regna sovrana, e ilqualunquismo permette a questa classe politica discambiarsi poltrone, partiti e carichespacciandosi per paladini del popolo. La seconda repubblica diventa la prima con i suoi attori travestiti da portaborse.

L’Italia di oggi sembra aver perso coscienza deipropri eroi, illustri uomi e donne di scienza e cultura, oggi domina la tv e i suoiprotagonisti da quattro soldi che cambiano come il tempo a marzo. Dove sono i moti carbonari, i mille, Garibaldi, Mazzini? Eppure il paeseé sempre sopravvissuto, perche’ in passato gli italiani hanno dato prova dicoraggio, eroismo, dignitá , pronti a lottare per la propria liberta’ cosi’ nel 1860 e nel 1945. Oggi quellavolonta’ non esiste piú, la distanza tra politica e italiani e’ abissale, il malcostume che regna in parlamento e nello stesso governo sono lo specchio di una societa’ alla deriva, che perde tempo dietro frivole questioni e dibattiti senzasenso, lasciando le redini del potere in mano a quegli stessi chepoi vengono rieletti alle sucessive elezioni.

L’Italia di oggi continua a rimanere schiava di unamentalita’ proviciale e bigotta, relegandola alla periferia europea e internazionale. Continua a rimanere schiava di Roma, ossia il pentimento della sua conquista e la concessione al Vaticano come stato dentro lo stato, in grado didettare legge, influire sulle coscenze e politiche del paese. Una reale separazione tra stato e chiesa é solo sulla carta costituzionale.

Il significato diqueste celebrazioni é quello di uomini e donne che hanno lottato per unificare l’Italia, per dare una forma di stato alla nostra penisola, gettato le fondamenta diquelle idee repubblicane chetroveranno affermazione 85 anni dopo, dando vita ad una nazione chesi affacció sul panorama internazionale 150 anni fa. Non festeggiamo la monarchia! Festeggiamo un’Italia che deve destarsi ancora una volta per riconquistare un elemento chiave che sta alla base della vita di tutti gliitaliani, la dignitá. Quegli stessi Italiani che oggi vedono una nazione ancora giovane, trasformatasi da bruco in farfalla, da monarchia a repubblica, da stato incompiuto ad Italia con Roma capitale.

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