Le sfide che attendono Barack Obama

La nuova amministrazione di Barack Obama si trovera’ ad affrontare una serie di difficolta’ sia sul piano interno che internazionale, alcune delle quali sono il frutto della politica della precedente amministrazione Bush, altre sono situazioni di crisi persistenti, altre sono contingenti e aspettano ancora una soluzione.  

USA:Sul piano interno la nuova amministrazione rappresenta per molti americani la speranza di un reale cambiamento,  di una svolta nelle relazioni politica-cittadino, la possibilta’ per la prima volta di avere un presidente di tutti, al di la’ delle differenze etniche. Durante l’amministrazione Bush, l’America e’ stata fortemente divisa, molti sono i  problemi insoluti; minoranze etniche da integrare, e maggiore rappresentazione, la poverta’ e la crisi finanziaria dilagante hanno messo in dubbio le stesse fondamenta del sistema economico americano. L’economia americana si trova in una morsa tra crisi finaziaria  che mette in ginocchio alcuni settori produttivi, la disocupazione, l’emorragia di risorse dovute alle dispendiose operazioni militari in Iraq e Afghanistan, la necessita’ di salvare alcuni settori economici con l’intervento statale, la crisi energetica. Salvare il sistema bancario e rialimentare il circuito finanziario e’ uno dei nodi caldi, soprattutto cercare di far comprendere agli americani e al Congresso che l’intervento statale non e’ comunismo ma una necessaria manovra per salvarsi dalla bancarotta.Altro problema sara’ riunire la societa’ americana, e da cio’ dipendera’ dalla sua capacita’ nel sapere farsi accettare come presidente di tutti, evitare di farsi rapprentante solo delle aspirazioni della comunita’ afro-americana. 

Ma le maggiori preoccupazioni saranno a livello internazionale. 

America Latina:Cominciamo con il giardino di casa; Cuba rimane da sempre il sasso nella scarpa dei presidenti americani, ma c’e’ una novita’: Fidel Castro non e’ al potere e, per la per la prima volta, si incontrano due nuovi presidenti, Raul Castro e Barack Obama. Entrambi sono delle incognite su come vorranno gestire i delicati rapporti USA-Cuba e distinguersi dai loro predecessori: apertura o irrigidimento ostinato? Ma Cuba sembra avere trovato sulla strada alcuni nuovi alleati, Venezuela e Russia su tutti, e sicuramente questo cambiera’ l’approccio della nuova amministrazione americana. 

Altro nodo caldo sono le relazioni con un continente ormai spostato a sinistra, e critico della politica neoliberista di Bush. La politica di Bush ha finito per spostare Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia, Nicaragua, Peru’ ed Ecuador verso coalizioni o partiti di sinistra. Si possono distinguere due gruppi: il primo e’ uno zoccolo duro con Venezuela, Brasile, Bolivia, Nicaragua; il secondo e’ un gruppo piu’ moderato costituito da Argentina, Cile, Uruguay, Peru’, Ecuador. Il primo gruppo sara’ difficile da riconquistare senza un processo di allontanamento dalle parole di guerra di Bush, dalla politica neoliberista e con una maggiore predisposizione al dialogo. Il secondo gruppo rappresenta una visione piu’ malleabile, ma Obama dovra’ cercare di sedersi al tavolo alla pari evitando di trattare questi paesi come emissari o concubine.Rimangono per altro forti imbarazzi frutto dell’eredita’ della politica di Bush, come Messico e Colombia; il primo e’ rimasto nell’orbita americana dopo immensi brogli elettiorali e il secondo sostenuto con una politica di guerra ma con circa la meta’ del paese in mano ai guerriglieri. 

Africa:Le sfide di Obama nel continente dei suoi antenati sono varie e gli africani si aspettano tanto da questo nuovo presidente. La fine della poverta’ rimane un problema difficile da risolvere senza la mediazione internazionale e soprattutto senza mettere in dubbio le attuali e corrotte leadership politiche in molte delle nazioni africane. Secondo problema sara’ gestire i conflitti presenti e prevenire quelli futuri: vedasi Congo, Somalia, Sudan a e altre nazioni a rischio quali la Nigeria. Terzo, l’Africa Occidentale tra democrazie fasulle e tentazioni golpiste: Ghana,Nigeria e Mali sono un esempio. Infine il probelma piu’ noto a tutti, lo Zimbabwe di Mugabe. Come relazionarsi con questo dinosauro della decolonizzaziione ormai isolato da tutti, riuscire ad aprire una reale mediazione internazionale cercando di coinvolgere le altre nazioni africane, e soprattutto il popolo della Zimbabwe?  Il popolo dello Zimbabwe dovra’ decidere come e quando farla finita con Mugabe, evitando le ricerche da far west o le partite a poker di Bush. 

Europa:Sfida diplomatica per ricucire alcune delle relazioni con paesi dell’UE quali Spagna, Francia, Germania e anche la stessa Gran Bretagna anche se su questa pesa l’incognita delle future elezioni generali. Altro nodo caldo sono le relazioni con la Russia. Come rapportarsi con il risorgere dell’aggressivita’ russa, scegliere la linea provocatrice di Bush o cercare la via diplomatica per reintegrare il pease di Medvedev e Putin specie in vista dei nodi caldi da trattare. La posizione di Bush su scudo spaziale, il sostegno sui paesi dell’est europeo rinfocolando la rivalita’ con la Russia, ambiziose e improbabili annessioni alla Nato e UE di Ucraina e Georgia, pressioni per cambiamenti pseudo democratici che si sono poi risolti in crisi politiche senza fine o dato  vita a regimi lontani anni luce dall’essere democratici, hanno portato la Russia all’irritazione. Da qui lo showdown in Georgia, manovre di guerra in America Latina, nuove relazioni con Cuba. Obama ha gia’ fatto intendere che non giudica lo scudo spaziale una priorita’, e la necessita’ di coinvolgere maggiormente la Russia nel nuovo assetto balcanico rimane fondamentale per porre fine a due decenni di crisi nell’area. 

Medio Oriente:Qui si giocano le questioni piu’ bollenti, per lo piu’ frutto della guerra preventiva e al terrorismo di Bush. 1)      Conflitto in Iraq e Afghanistan. Costituisce il nodo sui cui si potra’ ricucire tutto il rapporto internazionale. Ormai isolati e solo con la Gran Bretagna come alleato sul terreno, la presenza in Iraq costituisce un fattore di perdita economica  e nonostante i labili successi nella sicurezza ormai un ritiro si impone. Ma se sull’Iraq la strada del ritiro sembra spianata, rimane l’incognita sul che fare con l’Afghanistan e sul dopo Iraq. La storia ha insegnato che truppe di occupazione in Afghanistan hanno sempre fallito e non si vede soluzione in vista per la nascita di un governo stabile e capace di governare su tutto il paese. L’Iraq rimane un’incognita e le conseguenze aperte da questo conflitto si manterranno per decenni.2)      Conflitto israelo-palestinese. Rappresenta uno dei nodi irrisolti e a parte i successi dell’amministrazione Clinton, si e’ poi assistito ad un generale peggioramento nell’area. La politica di Bush ha riportato indietro l’orologio di 20 anni e generato nuove instabilita’. Hezbollah regna incontrastato in  Libano del Sud, Arafat e’ morto lasciando un vuoto di potere incolmabile nell’ANP, la politica di guerra israeliana ha rafforzato movimenti come Hezbollah e Hamas e il loro legame con Siria e Iran, azzerando comopletamente l’ANP. La guerra continua di Israele con Arafat, quando era in vita, e l’assedio di Ramallah, non ha distrutto la fiducia dei palestinesi nella sua figura, una folle imemnsa ha reso omaggio al vecchio leader il giorno del suo funerale. Ma cio’ che Israele ha distrutto e’ stata la fiducia dei palestinesi nell’ANP: incapace di gestire la crisi e protteggere il popolo. Da qui la crescita esponenziale di Hamas e Hezbollah i quali per altro si sono ormai trasformati in movimento-partito-stato.3)      Iran. La corsa nucleare si puo` bloccare con una politica internazionale volta al dialogo e non con la minaccia della guerra che ha spinto il regime di Teheran a pensare che l`arma nucleare si possa dissuadere gli Stati Uniti dall`intervento militare. Barack Obama dovra` aprire una trattativa per due ragioni: stabilizzare l`area in vista del futuro ritiro dall`Iraq,riallacciare le trattative in Palestina con i movimenti di Hamas ed Hezbollah; non aggravare la crisi finanziaria ed economica,dato che il petrolio iraniano alimenta piu` della meta` della produzione mondiale di greggio.4)      Ultimo nodo, che linea adottare con Siria, Arabia Saudita e Pakistan. La Siria era nella lista degli stati canaglia di Bush, ma un riavvicinamento si rende necessario per indurre alla trattativa gli Hezbollah a sud del Libano e risolvere il contenzioso con Israele sulle alture del Golan. L`Arabia Saudita appoggiata da Bush come un prezioso alleato nella lotta al terrorismo, appare piu` utile per risollevare l`economia americana dalla crisi energetica piuttosto che politicamente in seguito ai non esaltanti rapporti sullo stato della democrazia e dei diritti umani del paese. Il Pakistan e` sull`orlo della guerra civile, la perdita del Generale Musharraf ha privato Bush di un prezioso alleato e il nuovo governo pakistano guarda con interesse ad una nuova relazione diplomatica con Obama. 

Asia:La preoccupazione principale sara` la Corea del Nord; l`amministrazione Bush ha adottato due vie: confronto diretto all`inizio, inserendo Pyongyang nella lista dei sostenitori del terrorismo, trattative e concessioni dopo la riapertura delle centrali nucleari, la sperimentazione di una mini bomba atomica e il lancio di missili da parte nordcoreana. Il risultato, dopo otto anni Bush ha rimosso la Corea del Nord dalla lista nera, inviato aiuti economici in cambio dell`abbandono nucleare, per altro gia` bloccato. Barack Obama si trova pero` in una situazione nuova, la Corea del Nord vuole riaprire il dialogo, e nonostante l`aggressivita` della Corea del Sud abbia generato un irrigidimento, le incognite sulle condizioni di salute di Kim Jong Il aprono scenari a nuove soluzioni. Il consesso a sei stati (Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Russia) non ha portato soluzioni, rappresentando l`unico caso in cui Bush ha accetato di coinvolgere altri paesi. Tuttavia questa soluzione va ancora percorsa ma con un sistema autostradale a piu` corsie: per Washington sara` necessaria una corsia preferenziale con Pyongyang, del resto la richiesta di relazioni bilaterali e` sempre stata sostenuta da quest`ultima; una seconda corsia che lega Corea del Sud e Corea del Nord ed una terza con la presenza dei mediatori dell`area, su tutti Giappone e Cina, mentre la Russia sara` necessaria specialmente in seno alle Nazioni Unite.Altro nodo sara` come relazionarsi su possibili situazioni di crisi come il conflitto in Kashmir tra India e Pakistan, o la Birmania che costituisce uno dei fallimenti della diplomazia internazionale.Infine i rapporti con la Cina, i quali dovranno fare un salto di qualita` passando da semplice cooperazione economica e finanziaria ad una maggiore convergenza politica. La Cina e` una superpotenza in maturazione, e una nuova Yalta si rende ormai necessaria; l`unilaterismo di Bush ha generato nuovi conflitti e aggressivita` lasciando come unica opzione la via della cooperazione internazionale. Obama dovra` cercare di coinvolgerre la Russia, la Cina l`Unione Europea e gli emergenti stati in via di sviluppo per rivalutare le prospettive di un nuovo ordine mondiale.Ultima sfida le Nazioni Unite: bistrattate e ridicolizzate da Bush, possono trovare nuova linfa con l`amministrazione di Obama, il quale dovra` farsi portavoce di una sua riforma (ormai necessaria) e di un maggiore coinvolgimento nelle questioni calde alle quali la nuova amministrazione americana dovra` far fronte. 

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