La Lezione dell’Ossetia

Circa tre mesi fa il mondo ha assistito alla furiosa reazione russa e al blitzkrieg che ha portato Putin a proclamare vittoria contro il tentativo di annessione georgiano dell’Ossetia del Sud.In cinque giorni ha ripreso controllo della repubblica ribelle, spinto la Georgia nel panico di una possible invasione, e raccogliendo come reazioni solo ventate minacce o silenzi imbarazzati da parte delle cancellerie europee.A duistanza di mesi quali sono le conclusioni.Il conflitto georgiano e’ stato un clamoroso autogol per il presidente Saakashvili, ma anche un’ umiliazione per i suoi sponsor internazionali ,Usa e Gran Bretagna. Saakashvili ha costruito il suo potere puntando soprattutto sull’appoggio americano e inglese, l’idea di fondo era quella  di entrare nell’orbita Nato e nell’UE per fare leva contro il risorgente colosso russo. Fino a quel momento le schermaglie erano state per lo piu’ diplomatiche, fatte di proclami per favorire l’ingresso nella Nato, cha hanno piu’ volte irritato Mosca, un segnale che la sua sfera di influenza era finita. Dopo le brucianti sconfitte diplomatiche subite da Putin in Ucraina, in Kosovo e il recente disegno missilistico di Bush, ai piu’ e’ parso che la Russia era il solito sparring partner con cui allenarsi nel contesto internazionale. Saakashvili, spinto probabilmente anche da Washington, ha pensato che una soluzione di forza per riprendere il controllo sulla piccola repubblica dell’Ossetia avrebbe ricevuto la solita voce grossa ma nessuna reale contromisura da parte di Putin. L’occidente da parte sua ha chiaramente sottovalutato le potenzialita’ russe e agito con scarsa lungimiranza diplomatica.Le olimpiadi giunsero come una manna dal cielo per progetti di questo tipo, tutti distratti e quindi perche’ non approffittarne? Quando Saakashvili ha tentato l’impresa militare inizialmente sembrava filare tutto liscio e la risposta russa di mezzi corazzati inviati al confine era stata vista ancora una volta come la solita retorica.La Russia da parte sua e’ stata accusata di un’azione spoporzionata, ma bisogna chiedersi se veramente la guerra lampo di Putin era frutto di una reazione e non invece un piano premeditato in attesa di essere attuato? E’ stata veramente colta di sopresa o era un cane pronto a mordere fin dall’inizio?Fino alla crisi georgiana la Russia ha solo raccolto sconfitte diplomatiche; fin dal crollo dell’URSS il suo peso internazionale era praticamente crollato. Durante gli anni successivi alla caduta del muro e’ andata vicino alla bancarotta, al collasso economico,  alla possible disintegrazione della sua federazione, sull’esempio jugoslavo. Il decadentismo di Eltsin hanno poi finito per rendere la Russia una sorta di cagnolino con cui giocare. La Cecenia fu il momento della svolta; l’arrivo di Putin segno’ un cambio netto di politica: la guerra fu affrontata con brutalita’, sbarrando la strada a chiunque, riprendendo il controllo delle risorse economiche, imbavagliando i mezzi di comunicazione. Eppure il peso internazionale continuava ad essere scarso ancora gli inizi del nuovo millennio. In realta’ il processo di cambiamento era gia’ in atto e aspettava il momento giusto per essere attuato; la rinascita economica ha permesso a Putin di investire nuovi capitali, di minacciare sanzioni all’Europa specie riguardo la fornitura di gas, di iniziare l’opera di ricostruizione del suo immenso apparato militare.La posizione dell’occidente e’ stata cieca, le continue pressioni su Ucraina, Polonia e Repubblica Ceca, il facile ingresso in UE di Bulgaria e Romania hanno alimentato l’idea a Mosca che era in atto un disegno anti rursso di isolamento. Quando il Kosovo ha proclamato la sua indipendenza unilateralmente, quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il clamoroso autogol  delle potenze mondiali nell’accettare un atto di chiara violazione del diritto internzaionale era  l’ulteriore dimostrazione per Mosca che era in atto un disegno volto a bloccare i suoi interessi. Chiunque con un minimo di lungimiranza avrebbbe preveduto che l’ulteriore scontro tra Usa e Russia sarebbe avvenuto in Georgia, ma pochi si aspettavano che Saakashvili fosse cosi’ imprudente da offrire a Putin la sua vendetta su un piatto d’argento.Dal punto di vista militare la guerra e’ stata  un successo per Putin, in cinque giorni l’armata russa ha distrutto l’esercito georgiano, messo in pericolo perfino l’esistenza della Georgia come stato indipendente, un attacco da terra, cielo e mare che ha ridicolizzato Saakashvili e l’Ucraina che intendeva bloccare la flotta del Mar Nero. Fu anche un’operazione di mediatica: Putin prima seduto a Pechino poi riappare al confine con l’Ossezia in capo all’esercito come un generale; una sorta di frecciata a Bush e al suo ideale di presidente di guerra.: 

GeorgiaEsce completamente sconfitta, Saakashvili e’ stato completamente isolato, il piano di attacco fallito miseramente,ha messo in pericolo le sue reali prospettive di  ingresso nella Nato e nell’UE. Sperava in una reazione debole di Putin, sbagliando totalmente i calcoli, mostrando mancanza di lungimiranza, diplomaticamente appare ora isolato. Sperava in un sostegno militare da parte di USA e occidente,ma ha raccolto solo silenzi in cinque giorni di cancellerie imbarazzate e spiazzate. 

USAApparsi per la prima volta inmmobili, sorpresi dalla reazione militare russa, solo per poi parlare quando Putin aveva gia’ proclamato vittoria e dato stop alla sua macchina da guerra. Gli Usa dovranno rivedere i piani  Nato per Gerogia e Ucraina; nuove provocazioni potrebbero generare nuovi conflitti e danneggiare diplomaticamente Washington su temi chiave come Iran e Corea del Nord.; Il nuovo presidente giunge in un momento in cui appare necessario un cambio di politica estera e un nuovo approccio con la Russia e ‘ necessario. 

RussiaIl vero vincitore: dimostrazione di potenza dopo le figuracce del Kursk e il passato di decadenza. E’ parso un Putin alla guida di un esercito motivato;  lancia un segnale forte alle diplomazie internazionali : non vuole rivoluzioni alle porte di casa e ribadisce i suoi spazi vitali. Ha generato panico e incertezze anche tra i piu’ filoamericani nell’ex blocco sovietico. Certamente non puo’ essere escluso che sia passato nelle menti dei generali russi la tentazione di portare il conflitto a Tbslisi, ma questo sarebbe stato un chiaro atto di guerra , generato resistenze  con il rischio di di impantanamento. Lo stop di Putin gli assicurato anche una vittoria diplomatica: vuole la fine dell’unilateralismo americano e un nuovo consesso internazionale per definire nuovi equilibri. 

Tutte le parti in gioco dovranno rivedere in definitiva  i propri piani e tattiche, e’ chiaro che siamo di fronte ad un cambiamento che culminera’ in un nuovo equilibrio, probabilmente una nuova Yalta definira’ le nuove regole, ma almeno si spera che questa volta ci si sieda ad un tavolo da amici, arrivando magari da una cena al ristorante e non da una guerra mondiale.

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